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ISIS: come il dieselgate.


Di nuovo sangue sull'Europa, questa volta è toccato all'Inghilterra, e sempre e quotidianamente sangue sul Medioriente. Sangue versato dalle menti ottenebrate dei sauditi, ispiratori ideologici dell'ISIS (si vedano i parallelismi tra la costituzione saudita e quella dell'ISIS) e suoi sostenitori economici e militari; complici le “sette sorelle” degli americani. Un giogo energetico che impone una schiavitù sociale di stampo decisamente medioevale, dove con sistemi di tipo goebbelsiano e mafioso, si spia e quando necessario si interviene con la forza affinché non vi possa di fatto essere alternativa energetica e perciò socioeconomica al diktat petrolifero. Una linea di fondo nella quale anche negli USA non vi è mai stata diversità di fatto tra “Democratici” e “Repubblicani”. Donald Trump, almeno in campagna elettorale sembrava proclamare un distacco e per questo si è subito cominciato a lavorare ad un suo eventuale impeachment, lavoro presto rientrato di fronte al deciso cambio di rotta di fatto nella politica portata avanti dalla presidenza: sì ed a man bassa a petrolio e carbone, no alle alternative ed alle rinnovabili. 110 Mld di dollari (da portare a 350) in armi ai sauditi che le passano all'ISIS, per creare uno “Stato Islamico” che dai territori confinanti l'Arabia Kuwait) si estenda attraverso l'Iraq e la Siria sino al Mediterraneo: 


ovvero per garantire il costruendo oleodotto grazie al quale è risparmiata la circumnavigazione della penisola arabica da parte delle supepetroliere ed il greggio saudita reso più competitivo rispetto a quello iraniano e russo. La funzione primaria dell'ISIS ormai priorità economica: l'anno scorso, con buona pace dei fasti passati l'Arabia Saudita ha superato in debiti ogni record, anche la stessa Argentina ex numero uno per debiti. Ma si è subito e bene intravisto come questa funzione possa essere affiancata da altre non meno utili per i sauditi e gl'americani: la destabilizzazione del Medioriente e dell'Europa. Quella del Meioriente è indispensabile ai sauditi, 26 Mln di popolazione per mantenere una posizione di primarietà rispetto ad esempio all'Iran, 80 Mln di abitanti, ed 


una cultura e tradizione ultramillenaria. Ed in questo è importante anche proprio il costruendo oleodotto che sminuirà i ricavi petroliferi tanto iraniani quanto russi. A questa si affianca pure la destabilizzazione necessaria dell'Europa, il gigante dai piedi d'argilla, sognata da sempre dagl'arabi, voluta dagl'americani per eliminare un sempre più pericoloso concorrente. Ma, se per gl'arabi il fatto è ormai da secoli anzitutto un archetipo mentale di una mentalità infantile, per gl'americani esso è del tutto vano, come ampiamente dimostrato proprio dal dieselgate in america contro noti costruttori europei (cha tanto ormai fatturano in Cina): lo spazio commerciale sottratto agl'europei, 


appannaggio dei costruttori d'oltre Atlantico, non è stato di fatto ripreso da questi, bensì dai costruttori giapponesi: gli stessi che hanno già in vendita le auto elettriche e ad idrogeno, quelle che di fatto dicono ciao al medioevo petrolifero.
francesco latteri scholten

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