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Ucraina come ex Jugoslavia? Ragioni di Putin e ipocrisie e fallimenti dell'Occidente.


L'assenza dell'Ucraina a seguito del secco no della Timochenko, il 29 maggio 2014 al palazzo di Astana nel Kazahkstan quando Vladimir Putin (Russia), Nursultan Nazarbaev (Kazahkstan) e Aleksandr Lukashenko (Bielorussia) con una stretta di mano hanno sancito la nascita dell'Unione Economica Euroasiatica (20 Mln di Kmq, e 170 Mln di abitanti) è senz'altro una delle maggiori cause della crisi Ucraina. Certo l'annessione con la forza della Crimea ed il sostegno militare aperto ai ribelli filorussi sono deprecabili. Non impeccabili però sono le pretese occidentali - da Obama a Merkel e ad Hollande - di far valere a qualunque costo un principio di unità nazionale che nella fattispecie, come già per la ex Jugoslavia, appare discutibile. Sono infatti l'ex Unione Sovietica e la "cortina di ferro" a decretare, solo in epoca recente, l'unità all'interno di uno stesso blocco di un territorio storicamente etnicamente ed economicamente eterogeneo: ad ovest dello Dnepr si è sempre stati collegati all'influsso mitteleuropeo, ad est si è sempre stati di etnia, tradizione e lingua russa e preferibilmente collegati con la Russia. Una realtà millenaria che verrebbe di fatto lesa con il preteso ricorso al principio dell'unità nazionale, tanto più se si minaccia, in caso di fallimento delle sanzioni di ricorrere alle armi. Il problema insomma è - come per la ex Jugoslavia - quello che la mappa non è il territorio, ovvero che si è creata sulla carta una presunta "Nazione", in realtà a prescindere dalle popolazioni, dalla loro etnia e dalle loro tradizioni, dalla lingua, dal contesto socioculturale e religioso: ovvero da quegli elementi che all'atto pratico sono costitutivi di una "Nazione". Elementi il cui scavalcamento è stato possibile grazie ad un fattore coercitivo esterno assai forte - la cortina di ferro - e ad una capacità politica, specie per quanto concerne la ex Jugoslavia, di un leader, Tito, di spessore. Con la caduta del muro nel 1989 ed il crollo dell'Unione Sovietica è venuto a mancare il fattore coercitivo esterno e, per l'Ucraina, l'unità nazionale ha trovato sostegno nell'adesione al modello occidentale. Questo però, dati alla mano - come ha decisamente criticato Michail Gorbaciov proprio in occasione del venticinquennale della caduta del muro - è sostanzialmente fallito nei Paesi dell'Est. Da qui l'adesione decisa in vasti strati della popolazione anche ucraina, non solo per ragioni etnico linguistico e tradizionali, ad una realtà i cui fondatori sono proprio tre leaders ex soviet fondamentalisti quali Putin, Nazarbaev e Lukashenko. E qui di nuovo l'ipocrisia "democratica" occidentale: al pari che dell'identità etnico linguistico tradizionale, se si fosse democratici bisognerebbe rispettare la diversità di scelta politica. Proprio questa però è la più cocente denuncia del fallimento del modello occidentale all'Est.
francesco latteri scholten

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